miércoles, 13 de agosto de 2008

L´imperfetto (Grammatica)

L'imperfetto indicativo è la forma verbale della lingua italiana e delle lingue romanze che si adatta principalmente ad indicare situazioni ed abitudini considerate in un momento passato. È quindi la forma più adatta, all'interno del passato, per le descrizioni o per l'enunciazione di eventi ripetuti.
Coniugazione dell'imperfetto
Questa forma verbale si coniuga aggiungendo alla radice del verbo le desinenze previste della grammatica italiana. Sono simili a quelle del presente, dalle quali si distinguono per la presenza di v insieme alla vocale tematica che caratterizza ciascuna delle tre coniugazioni: (-av- -ev- -iv-):
1. Io cantavo, tu cantavi, egli cantava, noi cantavamo, voi cantavate, loro cantavano.
2. Io ricevevo, tu ricevevi, egli riceveva, noi ricevevamo, voi ricevevate, loro ricevevano.
2. Io dormivo, tu dormivi, egli dormiva, noi dormivamo, voi dormivate, loro dormivano.
Si notino, tra l'altro, alcune particolarità:
La coniugazione di questo tempo è quasi sempre regolare.
Alcuni verbi che in lingua moderna hanno delle forme abbreviate si coniugano in maniera particolare. Ad esempio, il verbo fare si coniuga secondo la vecchia forma facere: facevo, facevi, faceva. Similmente, per il verbo dire: dicevo; bere: bevevo; produrre: producevo; proporre: proponevo; trarre: traevo.
Il verbo essere segue un meccanismo particolare: ero, eri, era, eravamo, eravate, erano.
Già il nome – imperfetto – segnala l’aspetto più tipico di questo tempo verbale: “Imperfectum” significava in latino “non compiuto” e infatti anche l’imperfetto italiano esprime un’azione nel passato “non conclusa”, o meglio, un’azione passata nella quale le coordinate temporali (inizio-fine) restano incompiute, cioè inespresse, perché ritenute dal parlante non essenziali per il messaggio.
Si veda il seguente esempio:
Mio fratello Pietro nuotava vicino alla riva.
Il verbo all’imperfetto mette a fuoco solo l’azione del nuotare in un momento imprecisato del passato, ma non veicola nessun tipo di informazione che permetta di dedurre l’inizio o la fine di questa nuotata. Nell’esempio proposto il ricorso all’imperfetto libera, per così dire, l’azione del nuotare dalla referenza alle normali coordinate temporali, la dilata all’infinito, lasciando in primo piano solo un ragazzo che nuota, nuota, nuota in un momento rimasto indefinito.
Formulando la frase con il passato prossimo o con il passato remoto, si ottiene un effetto molto diverso:Mio fratello Pietro ha nuotato/nuotò vicino alla riva.
In questo caso il tempo verbale non si limita a mettere a fuoco l’azione del nuotare in un momento del passato più o meno vicino, più o meno attuale per il parlante, ma veicola contemporaneamente l’informazione che ci fu un inizio ed una fine, un “prima” ed un “dopo” a questa nuotata. Il ricorso al passato prossimo o al passato remoto mette in prima piano l’azione del nuotare, ma allo stesso tempo la ancora saldamente ad un sistema temporale rigoroso. Se lo volesse, il parlante potrebbe inserire altre informazioni nella frase (per esempio che Pietro nuotò per tre ore ha nuotato fino alle dieci ecc.), ma ciò non sarebbe niente altro che un’aggiunta e una precisazione di qualcosa che c’è già, cioè della consapevolezza, espressa attraverso la scelta del passato prossimo ( o del passato remoto), che il tempo in cui si muove Pietro è un tempo chiaramente definito, fatto di sequenze ordinate su un asse temporale.
Il “disinteresse” tipico dell’imperfetto per la definizione precisa del momento in cui si svolge l’azione è il motivo conduttore che unifica le varie sfumature e i diversi campi di applicazione di questo tempo verbale. In linea generale, si ricorre all’imperfetto per tutte quelle situazioni in cui non è importante o non si vogliono definire le coordinate temporali di un’azione nel passato. In particolare si distinguono vari tipi di imperfetto:
Imperfetto descrittivo
Per le sue caratteristiche l’imperfetto è il tempo verbale che meglio permette di concentrare l’attenzione dell’ascoltatore lettore sull’oggetto da descrivere, senza distrarlo con informazioni relative alla sfera temporale e dunque estranee all’oggetto stesso. Perciò l’imperfetto è il tempo tipico delle descrizioni:
Era una notte buia e tempestosa, soffiava il vento e da lontano si avvertiva brontolare il tuono.
Era una ragazza sui vent’anni con una figura sottile stretta in un cappotto scuro; portava i capelli sciolti e mi veniva incontro con l’aria distratta di chi è immerso in altri pensieri.
Imperfetto iterativo
È l’imperfetto che si usa per indicare il ripetersi di un’azione, come fatto occasionale o dovuto ad un’abitudine; spesso lo si trova accompagnato da un avverbio o da un’espressione temporale:
Il gatto, irrequieto, andava e veniva dalla cucina al salotto e quando mi passava davanti, mi rivolgeva dei lunghi miagolii accusatori.
Ogni mattina scendevamo al bar sotto casa per fare colazione. Ordinavamo sempre lo stesso, un macchiato tiepido ed un cornetto, che mangiavamo in piedi, leggendo il giornale.
Talvolta l’imperfetto serve per esprimere il ripetersi di un’azione ad intervalli regolari così ravvicinati, che l’azione alla fine risulta essere duratura ed ininterrotta.
Preso da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il Trapassato Prosssimo (Grammatica)

Il trapassato prossimo, spesso chiamato anche piucheperfetto o piuccheperfetto, è una forma verbale che indica eventi, esperienze e fatti già conclusi in un momento passato, o comunque anteriori ad esso. Esempio: Ho ricevuto ciò che avevo chiesto.
Coniugazione del trapassato
Questa forma verbale si coniuga combinando le forme dell'imperfetto indicativo degli ausiliari avere (a) o essere (b) con il participio passato del verbo in questione:
a. avevo cantato, avevi cantato, aveva cantato,
avevamo cantato, avevate cantato, avevano cantato;
b. ero andato/a, eri andato/a, era andata/a,
eravamo andati/e, eravate andati/e, erano andati/e.
Per quanto riguarda il resto, la coniugazione segue le particolarità del passato prossimo (vedi anche questa forma). Le tavole automatiche di coniugazione danno peraltro risultati affidabili .
Uso del trapassato prossimo
Per l'uso del trapassato prossimo viene definito un momento passato a partire dal quale l'avvenimento viene osservato. Ogni costruzione si riferirà a questo momento:
· Ieri all'una, avevo già mangiato.
In questo caso, il momento viene specificato esattamente nella frase (ieri all'una). La funzione del trapassato nell'esempio è quella di indicare che, in quel momento, l'azione era compiuta (vedi aspetto). Il momento di osservazione può essere anche indicato da altre forme verbali del periodo, come il passato prossimo, il passato remoto o l'imperfetto:
· Non volevamo leggere il libro che la nonna ci aveva regalato a Natale.
· Non volemmo leggere il libro che la nonna ci aveva regalato a Natale.
· Non abbiamo voluto leggere il libro che la nonna ci aveva regalato a Natale.
Le forme del trapassato indicano in questo esempio una esplicita anteriorità temporale rispetto al momento indicato dalle altre forme verbali (spesso, esse si ritrovano nella frase principale). L'uso del trapassato prossimo non è raro in concomitanza con quello del presente storico:
· Nel 1616, Galileo riceve aspre critiche per il contenuto dei libri che aveva pubblicato.
Anche in questo caso, l'enunciato specifica il momento passato (Nel 1616), anche se non deve essere necessariamente così. Infatti, il momento al quale ci si riferisce è spesso del tutto implicito e deve essere recuperato nel contesto (in un altro enunciato oppure tramite un ragionamento, come accade anche nell'esempio seguente):
· Guarda come sei sporco, eppure ti avevo detto di fare attenzione!
In questo caso, l'azione indicata dal verbo dire sarà anteriore rispetto ad un momento non direttamente specificato. Nell'esempio, si tratta forse di quello in cui la raccomandazione (fare attenzione) è stata trascurata.
Altri usi del trapassato prossimo
Similmente all'imperfetto, può indicare irrealtà (ma solo nella lingua parlata con sintassi non sorvegliata):
· Ora stiamo qui bloccati in questo treno lentissimo, ed invece con l'aereo, a quest'ora, avevamo già finito' il viaggio.
L'applicazione della grammatica italiana richiederebbe invece un'altra costruzione: a quest'ora saremmo già arrivati. Secondo questi usi tipici della lingua parlata, il trapassato prossimo può sostituire le forme modali del congiuntivo trapassato o del condizionale passato, soprattutto nel periodo ipotetico dell'irrealtà:
· Se ero nato a Milano non parlavo mica romano.
Normalmente, questi usi non sono considerati come accettabili nella lingua standard. Esiste inoltre anche un uso di cortesia del trapassato, che Bertinetto chiama attenuativo: in pratica, comunque, esso è applicabile soprattutto al verbo venire:
· Ciao, come va? Ero venuto a vedere se stai bene.
In questo caso il trapassato sostituisce il passato prossimo (sono venuto), che descriverebbe con maggior precisione la costellazione temporale degli eventi. Per ragioni di cortesia, comunque, il locutore trasporta artificialmente quelle che sono le sue intenzioni nel mondo del passato (si tratta dell'uso corrispondente all'imperfetto di modestia). A differenza degli usi corrispondenti dell'imperfetto, tutti legati in un qualche modo all'irrealtà, il trapassato indica comunque dei processi verbali conclusi.
Preso da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Condizionale Composto (Grammatica)

Il condizionale passato, è la forma composta del modo condizionale che indica situazioni ed eventi considerati solo come potenziali e subordinati ad una condizione. Infatti, viene chiamato condizionale composto, anche se la dicitura di condizionale passato è più corrente.
Oltre ad indicare eventi non più possibili, nella lingua italiana, viene usato per indicare il futuro nel passato.
Coniugazione del condizionale passato
Questa forma verbale si coniuga combinando le forme del condizionale presente degli ausiliari avere o essere con il participio passato del verbo in questione:
avrei cantato, avresti cantato, avrebbe cantato,
avremmo cantato, avreste cantato, avrebbero cantato;
oppure: sarei andato/a, saresti andato/a, sarebbe andato/a,
saremmo andati/e, sareste andati/e, sarebbero andati/e.
Per il resto, la coniugazione segue le particolarità del passato prossimo.
Uso basilare del condizionale passato
La differenza tra il condizionale presente ed il condizionale passato viene illustrata, dalla grammatica tradizionale, seguendo criteri temporali. Secondo questa interpretazione, il condizionale esprimerebbe una possibilità passata, e in questo si distinguerebbe dal condizionale presente: con una vincita al lotto avrei comprato una barca (in passato) con una vincita al lotto comprerei una barca ('non in passato').
Va però aggiunto che il condizionale passato può indicare un'azione non realizzabile anche nel futuro: il prossimo fine settimana avrei fatto volentieri un salto alla vostra festa, ma purtroppo ho da fare.
Per via di usi come quello appena illustrato, alcuni studiosi come Katerinov utilizzano semplicemente i nomi di condizionale semplice e condizionale composto preferendole a quelli tradizionali. Secondo Katerinov, la differenza tra avrei comprato e comprerei sta nel fatto che mentre la prima forma indica un'eventualità che non si è potuta realizzare, la seconda ne indica una ancora possibile.
Sintetizzando, il condizionale passato indica un'eventualità la cui realizzazione non è più possibile al momento dell'enunciazione (avrei comprato una barca). La particolarità di indicare un evento che non può più realizzarsi è ben visibile nel periodo ipotetico dell'impossibilità al passato nella proposizione principale: se tu non avessi preso quell'appuntamento saremmo potuti andare a questa festa.
Nel periodo ipotetico, il posto del condizionale passato viene spesso preso, almeno nell'italiano colloquiale, dall'imperfetto
se tu non prendevi quell'appuntamento potevamo andare a questa festa,
o, talvolta, dal trapassato prossimo.
Il condizionale passato come espressione del futuro nel passato. Oltre ad indicare eventi la cui realizzazione dipende da una determinata condizione, bisogna aggiungere che il condizonale passato è anche la forma più adatta ad indicare il futuro nel passato:
Ieri era tardissimo, ma sapevo lo stesso che saresti venuto.
Anche se si tratta senz'altro di una funzione fondamentale del condizionale passato, le cose non sono state sempre così: infatti, in italiano antico si formava la costruzione con l'uso di un altro tempo, il condizionale presente (sapevo che verresti). Con il tempo, complice anche l'azione del purismo, il condizionale presente è stato soppiantato dal passato. Le ragioni di questo fenomeno non sono mai state spiegate esaurientemente. Sta di fatto che si tratta di una particolarità tipica dell'italiano che non trova corrispondenti nelle altre lingue romanze, che usano invece il condizionale presente.
La caratteristica di indicare il futuro nel passato è particolarmente evidente nelle regole concordanza dei tempi, che regola la selezione del tempo nella proposizione subordinata. Va comunque detto che il futuro nel passato può essere espresso con l'uso del condizionale passato anche nella principale:
Era tardissimo ma ero ottimista. Saresti venuto senz'altro e questo mi rassicurava.
Nell'italiano colloquiale, anche l'imperfetto può assumere, anche se in maniera meno specifica, la funzione di futuro nel passato:
Sapevo che venivi.
Secondo Bertinetto, anche le forme all'imperfetto del verbo dovere hanno la caratteristica di poter indicare il futuro nel passato.
Lo sforzo del gruppo fu generoso, ma prima o poi la sconfitta doveva venire
Si tratta di un fenomeno che si riscontra soprattutto negli enunciati più elaborati.
Altri usi del condizionale passato.
Per il resto, gli usi del condizionale passato ricalcano, con caratteristiche temporali (o aspettuali) proprie, quelli del condizionale presente. È chiaro che per ragioni logiche, non sarà possibile formulare un consiglio, dato che il momento dell'enunciazione è anteriore al momento di un ipotetico avvenimento. Neanche l'uso di cortesia, sporadicamente possibile, ha particolare importanza.
Preso da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Condizionale Presente (Grammatica)

Il condizionale presente è la forma semplice del modo condizionale. Si adatta principalmente a descrivere situazioni ed abitudini subordinate ad una certa condizione:
Con un miliardo, noi andremmo ad abitare su un'isola del Pacifico.
Può anche usata anche quando si desidera indicare un avvenimento irreale. È chiamato, forse più correttamente, anche condizionale semplice, sebbene questa dicitura sia molto meno corrente.
Coniugazione del condizionale presente
Il condizionale presente italiano si coniuga sostituendo le desinenze dell'infinito (-are, -ere, -ire) con quelle previste nel sistema verbale italiano per il presente nelle tre coniugazioni:
1. canterei, canteresti, canterebbe, canteremmo, cantereste, canterebbero;
2. riceverei, riceveresti, riceverebbe, riceveremmo, ricevereste, riceverebbero;
3. dormirei, dormiresti, dormirebbe, dormiremmo, dormireste, dormirebbero.
Le regole di coniugazione di questo tempo ricordano molto da vicino quelle del futuro semplice. Come nel caso del futuro, in alcune forme verbali della coniugazione in -ere, può verificarsi la caduta della e tematica: il risultato sarà andrò/andrei al posto di anderò/anderei. Similmente, per il condizionale avremo: avrei, cadrei, potrei, dovrei, saprei ecc.
Le analogie tra le due forme persistono tra diverse forme irregolari dei verbi in -are (farò/farei; darò/darei, starò/starei;) e si ritrovano nelle particolarità ortografiche dei verbi regolari che terminano per -gare, -care, -giare o -ciare (avremo ad esempio pagherò/pagherei; mangerò/mangerei). Del resto, il futuro è un tempo assai vicino al condizionale presente tanto per la formazione quanto per il suo significato ed i suoi sviluppi storici.
In francese, le due forme vrebali sono ancora più vicine tra di loro, tanto che nella lingua parlata non è possibile sentire differenza tra le forme del condizionale e del futuro alla prima persona singolare (je dormirai, je dormirais); per questo non è raro che le due forme vengano confuse da parlanti non colti.
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Il Condizionale (Grammatica)

Il condizionale è modo abbastanza comune nelle lingue europee. Viene usato soprattutto per indicare un evento o situazione che ha luogo solo se è soddisfatta una determinata condizione:
Verrei volentieri, se tu mi accompagnassi.
Con un milione comprerei una barca.
Al tuo posto, farei diversamente.
Si noti come la condizione non viene indicata con il verbo coniugato al condizionale, ma con un complemento (al tuo posto) o addirittura con un'intera frase subordinata (se tu mi accompagnassi). Altre volte, essa non viene affatto specificata:
Vorrei provare i pantaloni rossi in vertrina.
Le due forme di questo modo sono quella semplice e quella composta, che corrispondono ai tempi del presente, (chiamato anche condizionale semplice), e del passato (chiamato anche condizionale composto).
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Il Principe Felice (Racconto)

Il Principe Felice e gli altri racconti (in lingua originale The Happy Prince and Other Tales) è la prima raccolta di fiabe pubblicata da Oscar Wilde nel 1888.
La raccolta contiene cinque favole, che l'autore scrisse per i figli, tutte a sfondo educativo, nelle intenzioni di Wilde, che allude sottilmente alle contraddizioni della morale borghese di epoca vittoriana.
Ci sono alcune; Il Principe Felice , L'Usignolo e la Rosa ,Il Gigante Egoista . Il "Principe Felice" è una maestosa statua posta su una collina, ricoperta di foglie d'oro e pietre preziose, diventata simbolo della città e oggetto di ammirazione e vanto da parte di tutti. Una rondinella, una notte, decide di prendere dimora ai piedi del Principe; questi le racconta la sua storia e le chiede di aiutarlo a cancellare le brutture e le miserie della città che in vita aveva sempre ignorato (poiché aveva vissuto nel Palazzo di Sans-Souci, dal francese: "senza preoccupazioni", "dove al dolore non è permesso entrare" [1]). La rondinella, impietosita dalla tristezza del Principe, decide di aiutarlo e inizia a spogliarlo delle gioie che lo adornano per donarle ai poveri e ai bisognosi.
Il Principe ormai rimasto privo di tutti i suoi ornamenti incitò la rondine a migrare verso i Paesi caldi ma questa affezionata alla statua dal nobile cuore resta a fargli compagnia fino a lasciarsi morire ai suoi piedi. Il Sindaco, notando la statua tutta spoglia, grigia e l'uccello morto, decide di abbatterla e gettare i resti nella discarica. Un giorno Dio commissionò a un angelo di portargli le due cose più preziose della città e da questi ricevette il cuore di piombo del Principe e il corpicino della rondinella che guadagnarono l'eternità nel giardino del Paradiso.
Benché "Il Principe Felice" sia una favola, quindi per definizione già dotata di morale, presenta copiose tematiche.
Il tema principale è la ipocrisia, l'amore incondizionato, la compassione, il sacrificio la fraternità.
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Comento sull Gigante Egoista

Racconta la storia del vecchio gigante cattivo che dopo essere stato da suo fratello per sette anni, tornò al suo castello; lì trovò molti bambini che giocavano nel suo giardino e questo gigante vieta ai bambini di giocare nel giardino. Poi per tutta la città arrivò la Primavera; l'unico posto in cui era ancora inverno era il giardino del Gigante. Solo quando capirà che i bambini sono la gioia e la felicità della vitá, deciderà di riaprire le porte, si accorse di quanto egoista era stato; é quando permette di nuovo l´ingresso ai bambini, che torneranno ed é il piú piccolo, verso il quale il gigante nutre un affetto particolare. Quando il gigante lo vedrá ancora, infatti, é arrivata la morte.
A prima vista appare assolutamente semplice ma nasconde un´interpretazione piú profonda, secondo me basata sul concetto di amore come energia vivificatrice, come forza motrice della natura. Questo racconto é pieno di malincolia.
Alcuni degli ellementi che apparire e caratterizzano il giardino, come la presenza degli ucelli che mostra musicalitá e armonia. Invence, é mutano, della presenza o della´assenza quando i bambini sono scacciati. Quando sono descritti il autunno e la primavera. Quando i bambini dicono “quando giocavanno nel giardino come eravamo felici”.
C´é una morale: Fino ai giganti possono avere un cuore che poi rendere prima dell'amore di un ragazzo; chi ha dato un baccio e lui ha raggiunto il suo cuore. I bambini sono la gioia e la felicità della vitá.
Il autore, Oscar Wilde é nato a Dublino ed é morto a Parigi. Lui fu un scrittore, poeta e drammaturgo irlandese. Lui é sposato e padre di due bambini, aveva segretamente un'intensa vita omosessuale extraconiugale, Morì di meningite, Sul letto di morte Wilde si convertì al Cattolicesimo.
Altre storie di Oscar Wilde: Sono Il fantasma di Canterville (The Canterville Ghost), che è un celebre racconto umoristico. Un americano si trasferisce in Inghilterra insieme alla famiglia, andando ad abitare in un castello. Questo risulta abitato dal fantasma, in modo che si decidano ad abbandonare la casa. il fantasma vorrebbe a tutti i costi spaventarli, ma non ci riesce.
Ed Il ritratto di Dorian Gray è un romanzo, che parla verso un famosissimo pittore londinese che mostra al suo amico la sua ultima opera, il suo capolavoro: il ritratto di un giovane, che nasconde un segreto, gioventù eterna.