Amedeo Clemente Paul Marino Francisco Franco Robertinho Simone Paolo Maria Modigliani (Livorno, 12 luglio 1884 – Parigi, 24 gennaio 1920) è stato un pittore e scultore italiano, noto con lo pseudonimo di Dedo e celebre per i suoi ritratti femminili caratterizzati da volti stilizzati e da colli affusolati. Morì all'età di trentacinque anni. È sepolto nel cimitero parigino Père Lachaise.
Biografia
Nato in Toscana da una famiglia ebraica - quarto figlio del livornese Flaminio Modigliani e di sua moglie, francese di nascita, Eugénie Garsin - crebbe nella povertà, dopo che l'impresa di mezzadria in Sardegna del padre andò in bancarotta.
Fu anche afflitto da problemi di salute, dopo un attacco di febbre tifoidea, avuto all'età di 14 anni, seguito dalla tubercolosi due anni dopo.
La famiglia di Modigliani soffriva di una storia di depressioni, che colpì anche lui, e almeno alcuni dei suoi fratelli sembrarono aver ereditato la sua stessa vena testarda e indipendente.
Nel 1898 il fratello maggiore ventiseienne, Giuseppe Emanuele, poi deputato del Partito Socialista Italiano venne condannato a sei mesi di carcere.
Di salute assai cagionevole (cadrà più volte malato di polmonite, che infine si convertirà in tubercolosi), Modì sin da piccolo mostrò una grande passione per il disegno, riempiendo pagine e pagine di schizzi e ritratti tra lo stupore dei parenti; e, durante un violento attacco della malattia, sarebbe riuscito a strappare alla madre la promessa di poter andare a lavorare nello studio di Guglielmo Micheli, uno dei pittori più in vista di Livorno, da cui apprenderà le prime nozioni pittoriche, e dove conoscerà, nel 1898, il grande Giovanni Fattori.
Nel 1902, Amedeo Modigliani si iscrisse alla Scuola libera di Nudo di Firenze, e un anno dopo si spostò a Venezia, dove frequentò l'Istituto per le Belle Arti di Venezia.
È a Venezia che Amedeo provò per la prima volta l'hashish e, piuttosto che studiare, iniziò a a passare il tempo frequentando i quartieri più infimi della città.
Nel 1906, Modigliani si sposta a Parigi, che all'epoca era il punto focale dell'avant-garde, dove sarebbe diventato l'epitome dell'artista tragico, creando una leggenda postuma, famosa quasi quanto quella di Vincent Van Gogh.
Sistematosi a Le Bateau-Lavoir, una comune per artisti squattrinati di Montmartre, fu ben presto occupato dalla pittura, inizialmente influenzato dal lavoro di Henri de Toulouse-Lautrec, finché Paul Cézanne cambiò le sue idee.
Infine, Modigliani sviluppò un suo stile unico, l'originalità di un genio creativo, che era contemporaneo dei cubisti, ma non faceva parte di tale movimento.
Modigliani è famoso per il suo lavoro rapido: si dice completasse un ritratto in una o due sedute. Una volta terminati, non ritoccava mai i suoi dipinti.
Eppure, coloro che posarono per lui dissero che essere ritratti da Modigliani era come farsi spogliare l'anima.
Nel 1909, Modigliani fece ritorno alla sua città natale, Livorno, malaticcio e logorato dal suo stile di vita dissoluto.
Non restò in Italia a lungo, e fece presto ritorno a Parigi, questa volta affittando uno studio a Montparnasse.
Egli si era inizialmente pensato come scultore più che come pittore, e iniziò a scolpire seriamente dopo che Paul Guillaume, un giovane e ambizioso mercante d'arte, si interessò al suo lavoro e lo introdusse a Constantin Brancusi.
Suo più grande e fedele amico fu lo straordinario pittore Maurice Utrillo che visse gli stessi problemi di alcolismo che caratterizzarono la vita di Amedeo.
bilmente al Musée de l're evidente nel trattamento dei visi dei suoi modelli.
Questi appaiono antichi, quasi egizi, piatti e che ricordano una maschera, con distintivi occhi a mandorla, bocche increspate, nasi storti, e colli allungati.
Anche se una serie di sculture di Modigliani venne esposta al Salone d'autunno del 1912, a causa delle polveri generate dalla scultura, la sua tubercolosi peggiorava; abbandonò quindi la scultura prima della pietra e poi anche del legno, e si concentrò unicamente sulla pittura.
Tra i suoi lavori si ricordano il ritratto del suo amico e forte bevitore Chaim Soutine, e i ritratti di molti dei suoi contemporanei che frequentavano Montparnasse, come Moise Kisling, Pablo Picasso, Diego Rivera, Juan Gris, Max Jacob, Blaise Cendrars, e Jean Cocteau.
Le donne di Modigliani
Quando beveva diventava una persona amara e arrabbiata, sempre in cerca della rissa, come venne dipinto nel famoso disegno di Marie Vassilieff.
Da sobrio, era graziosamente timido e affascinante, citava Dante Alighieri e recitava poesie dal libro di Lautréamont, Les Chants de Maldoror, di cui portava sempre con se una copia.
Quando la pittrice inglese Nina Hamnett arrivò a Montparnasse nel 1914, durante la prima sera che vi passò, al "café" c'era un uomo sorridente, al tavolino a fianco, che si presentò come "Modigliani, pittore ed ebreo". Divennero grandi amici.
La relazione con Jeanne
Nel 1916, Modigliani fece amicizia con il poeta e mercante d'arte polacco Leopold Zborovski, e con sua moglie Anna.
Modigliani li dipinse diverse volte, chiedendo solo 10 franchi a ritratto. L'estate seguente, la scultrice russa Chana Orloffa lo presentò a una bella studentessa diciottenne di nome Jeanne Hébuterne, che aveva posato per Foujita.
Jeanne proveniva da un retroterra borghese e conservatore e venne disconosciuta dalla sua famiglia, estremamente religiosa, a causa della sua relazione con il pittore, che ai loro occhi, non era nient'altro che un vizioso derelitto, e per giunta ebreo.
Nonostante la famiglia di lei, ben presto andarono a vivere assieme, e anche se Jeanne fu l'amore della sua vita, le loro scenate in pubblico divennero persino più famose delle esibizioni soliste di Modigliani ubriaco. Dopo la morte di Modigliani, Jeanne distrutta dal dolore si lasciò morire prima ancora che venisse al mondo il loro secondo figlio. Si racconta che in punto di morte Picasso pronunciò il nome...Modigliani.
I nudi
Il 3 dicembre 1917, la prima personale di Modigliani, si tenne alla Berthe Weill Gallery.
Il capo della polizia di Parigi rimase scandalizzato dai nudi di Modigliani e lo costrinse a chiudere la mostra a poche ore dalla sua apertura.
Quello stesso anno, Modigliani ricevette una lettera da una ex-amante, Simone Thirioux, una ragazza Franco-Canadese, che lo informò di aver dato alla luce un suo figlio.
Non riconobbe mai il figlio come suo, ma dopo essersi mosso a Nizza con la Hébuterne, questa rimase incinta, e il 29 novembre 1918, diede alla luce una bambina, che venne anch'essa battezzata Jeanne.
Mentre era a Nizza, un soggiorno organizzato da Leopold Zborovski per Modigliani, Tsuguharu Foujita e altri artisti, allo scopo di cercare di vendere i loro lavori ai ricchi turisti, Modigliani riuscì a vendere pochi quadri e solo per pochi franchi ciascuno.
Nonostante ciò, mentre era li produsse la gran parte dei dipinti che sarebbero infine diventati i suoi più popolari e di valore.
Durante la sua vita vendette numerose delle sue opere, ma mai per grosse somme di denaro.
I finanziamenti che riceveva, svanivano rapidamente in droghe e alcool.
Nel maggio del 1919 fece ritorno a Parigi, dove, assieme a Jeanne e a loro figlia, affittò un appartamento in Rue de la Grande Chaumière.
Mentre vivevano li, sia Jeanne che Modigliani dipinsero ritratti l'uno dell'altro e di tutti e due assieme.
Anche se continuò a dipingere, per quel periodo il suo stile di vita era giunto a richiedere il conto, e la salute di Modigliani si stava deteriorando rapidamente.
I suoi "blackout" alcolici divennero sempre più frequenti.
Dopo che i suoi amici non ne ebbero notizia per diversi giorni, l'inquilino del piano sotto al suo controllò l'abitazione e trovò Modigliani delirante nel letto, mentre si aggrappava a Jeanne, che era quasi al nono mese di gravidanza. Venne convocato un dottore, ma c'era ormai poco da fare, poiché Modigliani soffriva di meningite tubercolotica.
Gli esperti
Gli esperti dell'epoca di Amedeo Modigliani, non sono mai stati messi in evidenza, ma in seguito alla sua scomparsa André Salmon, in seguito Arthur Pfannstiel e dopo Joseph Lanthemann, sono stati gli autori di una certa ricerca approfondita sulle opere del pittore livornese, ma sono tutti deceduti. Oltre ad aver realizzato importanti cataloghi hanno iniziato ad archiviare le sue opere per musei e collezionisti privati. Arthur Pfannstiel è anche colui che ha archiviato più opere, sin dal 1929 del pittore d'origine italiana, più di 400 contro le trecento circa del suo collega l'esperto contemporaneo milanese Osvaldo Pattani.
Un grande numero di fotografie, documenti originali in genere, e reperti bibliografici sono parte del patrimonio di circa 6000 documenti, del Modigliani Institut [1]. Christian Parisot, biografo dell'artista, è attualmente il solo abilitato a espertizzare legalmente le opere di Amedeo Modigliani e quelle della sua compagna Jeanne Hébuterne per volere degli eredi universali, Laure Modigliani e sua figlia Sarah. Il Comitato Modigliani è presieduto a titolo onorifico da Laure Modigliani, diretto da Christian Parisot, con Massimo Riposati vice presidente, Luciano Renzi amministratore e da un Comitato di garanti, tra cui Sylvie Buisson, Jean Marie Drot, Claudio Strinati, Gérard-Georges Lemaire, Franco Tagliapietra che si riunisce regolarmente per stabilire le eventuali opere da presentare in sede museale.
Per ottenere un Extrait des Archives Modigliani una perizia, occorre richiedere il formulario, al Modigliani Institut di Roma [2]
Dopo il delirio
Alla morte di Modigliani ci fu un grande funerale, cui parteciparono tutti i membri della comunità artistica di Montmartre e Montparnasse.
Jeanne Hébuterne, che era stata portata alla casa dei suoi genitori, si gettò da una finestra al quinto piano, un giorno dopo la morte di Amedeo, uccidendo con sé la creatura che portava in grembo.
Modigliani venne sepolto nel cimitero di Père Lachaise.
Jeanne Hébuterne venne seppellita al Cimetière de Bagneux, vicino a Parigi, e fu solo nel 1930 che la sua amareggiata famiglia concesse che le sue spoglie venissero messe a riposare accanto a quelle di Modigliani.
La loro figlia di soli 15 mesi, Jeanne, venne adottata dalla sorella di Modigliani a Firenze.
Da adulta, avrebbe scritto una importante biografia di suo padre, intitolata: Modigliani senza leggenda. Jeanne morì nel 1984 a Parigi, proprio nei giorni in cui si discuteva sull'autenticità delle tre teste, cadendo da una scala in circostanze alquanto misteriose (qualcuno sospettò che fosse stata spinta, ma l'autopsia non fu fatta e le indagini furono sbrigative).
Oggi, Modigliani è considerato come uno dei più grandi artisti del XX secolo, le sue opere sono esposte nei più grandi musei del mondo.
Le sue sculture raramente cambiano di mano e i pochi dipinti che vengono venduti dai proprietari, possono raccogliere anche più di 15 milioni di Euro.
Il suo "Nu couché" (Sur le côté gauche) venne venduto nel novembre del 2003 per 26.887.500 dollari.
Il ritrovamento delle sculture di Modigliani
In occasione di una mostra promossa nel 1984 dal Museo progressivo di arte moderna di Livorno per il centenario della nascita e dedicata alle sue sculture, su pressione dei fratelli Vera e Dario Durbè si decise di verificare se la leggenda popolare locale, secondo la quale l'artista avrebbe gettato nel Fosso Reale delle sue sculture fosse vera. Secondo la leggenda infatti nel 1909 Modigliani tornò temporaneamente a Livorno decidendo di scolpire alcune sculture che mostrerà poi ad alcuni amici i quali lo avrebbero deriso consigliandogli di gettarle nel Fosso. Dragando il canale vennero ritrovate tre sculture rappresentanti tre teste, che molti critici tra cui Giulio Carlo Argan si affrettarono ad attribuire a Modigliani[3]. In questo episodio sembra inserirsi anche la morte di Jeanne Modigliani in circostanze mai chiarite, la quale era in procinto di partire per Livorno a causa del ritrovamento delle tre teste.
Dopo alcuni giorni un gruppo di tre studenti universitari livornesi (Pietro Luridiana, Pierfrancesco Ferrucci e Michele Ghelarducci) dichiararono che in realtà una delle sculture (la cosiddetta testa numero 2) era opera loro, realizzata per burla con banali attrezzi da muratore e gettata nottetempo nel Fosso Reale. Essi mostrarono anche una fotografia che li ritraeva con la scultura. I tre furono invitati a creare in diretta tv un nuovo falso, durante uno Speciale TG1, al fine di dimostrare coi fatti la loro capacità di realizzare una simile opera, in "così poco tempo" (come riteneva invece impossibile Vera Durbè, la quale fino alla morte si riterrà convinta, almeno apparentemente, dell'originalità delle tre teste).Successivamente, anche a seguito dell'invito rivolto in televisione da Federico Zeri, anche l'autore delle altre due teste uscì dall'anonimato; si trattava di Angelo Froglia (Livorno 1955-1997), un pittore livornese lavoratore portuale per necessità, già noto alle autorità per alcuni piccoli precedenti per il consumo di stupefacenti, il quale dichiarò che la sua non voleva essere una burla, ma che si trattava di un'"operazione estetico-artistica" per verificare "fino a che punto la gente, i critici, i mass-media creano dei miti". Ad avvalorare la posizione del Froglia vi era un suo filmato del mentre scolpiva le tre teste. Froglia mentre scolpiva le pietre realizzò anche il film "Paito e Apate... della persuasione e dell'inganno (Cerchez Modi)", che suscitò l'interesse della critica al Torino Film Festival del 1984. Il Froglia successivamente dichiarerà di esser stato incaricato da terzi dell'esecuzione dei tre falsi.
Le ultime tre sculture ritrovate
Sette anni dopo un certo Carboni di Livorno asserì di possedere tre autentiche sculture di Modigliani. Egli le aveva custodite nella autocarrozzeria senza darvi importanza, dicendo di averle recuperate dalla casa dello zio durante la Seconda Guerra Mondiale. La ricostruzione questa volta sembra possedere elementi di verità in quanto Modigliani aveva affittato una casa nelle vicinanze della casa dello zio del Carboni detto "solicchio" rappresentato probabilmente da Modigliani in un suo dipinto [4]. Inoltre amici del "solicchio" ricordano quelle sculture viste a casa e lasciate da un pittore partito per Parigi, che sarebbe diventato successivamente famoso. Modigliani infatti aveva l'abitudine di lasciare le opere più pesanti presso amici.
Il Carboni decise di mostrare le sculture ad esperti grazie all'interessamento di un certo Saracino che notò le opere. I primi atti verso l'autentificazione delle tre opere furono la richiesta di esportazione di queste e la denuncia per truffa contro Vera Durbè, la quale continuava a ritenere le tre teste degli studenti Livornesi degli originali. Di fatti per la legislazione Italiana solo opere che non abbiano valore artistico sono autorizzate a lasciare il paese. Questa richiesta inizialmente suscitarono l'imbarazzo delle autorità Toscane, le quali, visti i precedenti, non ebbero affatto il coraggio di certificarne l'autenticità, rimettendo la decisione alle Istituzioni. La perizia fu dunque effettuata da una funzionaria del Museo d'arte moderna di Roma. Questa dichiarò le opere dei falsi, portando di conseguenza le autorità ad aprire un inchiesta contro il Carboni e il Saracino, per falsificazione. Le tre teste furono poste sotto sequestro. Una di queste andrà persa per sempre. Il Saracino, il Carboni, e il critico d'arte al quale s'erano affidati, furono però prosciolti, in quanto come dichiarato dal giudice non era possibile attraverso quel processo verificare l'autenticità, o il contrario delle opere. Inoltre ad avvalorare la buona fede dei tre imputati fu il fatto che questi si fossero rivolti direttamente alle autorità competenti. Fra le tesi che screditarono la perizia effettuata dal Museo d'Arte Moderna di Roma, vi è quella secondo cui questa venne fatta confrontando le tre teste in questione con delle opere attribuite si a Modigliani, ma verso le quali numerosi critici d'arte nutrivano seri dubbi circa l'autenticità. Queste opere, dal valore potenzialmente inestimabile, saranno molto probabilmente vendute all'estero, dopo che queste sono state divise fra i discendenti dei tre imputati.
Le sculture
(Sono conosciute solo 27 sculture di Modigliani.)
Testa di donna - (1910-1911)
Testa - (1911-1913)
Testa - (1911-1912)
Testa - (1912)
Rosa Cariatide - (1914)
I dipinti
Modigliani e i falsi: un tema che ha sempre affascinato gli studiosi d'arte e gli appassionati di leggende metropolitane. Nell'immagine una riproduzione adolescenziale di un celebre dipinto dell'artista: Man With a Wine Glass
The Jewess (1908)
Nude with a hat (1908)
The Cellist (1909)
L'amazzone (1909)
Nudo - Cariatide (1913)
Rosa Cariatide con bordo blu ( 1913)
Ritratto di Diego Rivera (1914)
The Pretty Housewife (1915)
Ritratto di Juan Gris (1915)
Madam Pompadour (Ritratto di Beatrice Hastings) (1915)
Man With a Glass Wine
Nudo seduto o Ritratto di Beatrice Hastings (1916)
Jacques Lipchitz e sua moglie Bertha (1916)
Ritratto di Max Jacob (1916)
Nudo sdraiato con le braccia dietro la testa (1916)
Nu couché de dos (Reclining Nude from the Back) (1917)
Nudo su un cuscino blu (1917)
Ritratto di Elena Pavlowski (1917)
Ritratto di Chaim Soutine (1917)
Nudo (1917)
Nudo sdraiato (1917-1918)
Il contadinello (1918)
Nudo su un divano (1918)
Ritratto di Leopold Zborovski (1918)
Young Redhead in an Evening Dress (1918)
Ritratto di Blaise Cendrars (1918)
Jeanne Hébuterne Seated in Profile (1918)
Busto di giovane donna con colletto alla marinara (1918)
Ragazzo con giacca azzurra appoggiato a un tavolo (1918-19)
Jeanne Hébuterne in maglione giallo (1919 circa)
Boy with blue waistcoat (1919)
Cypress Trees and Houses (1919)
The Little Peasant (1919)
Autoritratto (1919) .
Musei
Elenco dei musei che espongono opere dell'artista:
Barnes Foundation di Philadelphia
Civico Museo d'Arte Contemporanea di Milano
Collezione Bührle di Zurigo
Collezione Rosini Gutman, Riccione RN, Italia
Galleria nazionale d'arte moderna, Roma
Modigliani Institut Archives Légales Paris-Rome, Italia, Francia
Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris
Musée de l'Orangerie, Parigi
Musée des Beaux Arts, Rouen
Museo civico Giovanni Fattori, Livorno
Museum Folkwang di Essen
Museum of Art di Indianapolis
National Gallery di Washington
Pinacoteca di Brera
Tate Gallery
Kunstmuseum di Berna
Curiosità
Alla figura di Modigliani è dedicato il film Les Amants de Montparnasse e I colori dell'anima - Modigliani di Mick Davis USA-Francia-Germania-Italia, 2004
1919. La Grande Guerra si è conclusa e la vita notturna di Parigi è piena di passioni oscure ed ossessioni incontrollabili. Al Café Rotonde, rifugio di una cerchia di artisti, c'è un tavolo come non si è mai visto nella storia: Picasso, Rivera, Stein, Cocteau, Soutine, Utrillo e Modigliani. Si racconta per la prima volta l'aspra rivalità tra Picasso e Modigliani: due uomini invidiosi l'uno dell'altro e del loro talento, la loro arroganza e le loro passioni. Ma è anche il racconto della più grande tragedia amorosa della storia dell'arte. Jeanne Hebuterne era una bellissima ragazza cattolica che aveva una sola colpa: suo padre non l'aveva perdonata di essersi innamorata di un ebreo, Modigliani.
Vinicio Capossela gli ha dedicato una canzone ed un intero album titolato Modì. Il programma di approfondimento La storia siamo noi condotto da Gianni Minoli ha affrontato il tema dei falsi Modigliani nella puntata: Il mistero di Modì.
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miércoles, 13 de agosto de 2008
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